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Il Palazzo

IL PALAZZO DEL TRIBUNALE DI GORIZIA
DELL’INGEGNERE GOVERNATIVO JOSEPH WUJTECHOWSKI

Quando nel 1860 la ferrovia Meridionale raggiunge Gorizia, tra la stazione e il centro della città che allora vedeva il suo limite nella zona del Teatro Verdi, viene realizzato il boulevard del corso e, grazie alla ferrovia, in una quarantina d’anni Gorizia raddoppia di superficie ed abitanti, passando dai 13mila del 1857 ai 31mila del 1910.

Ma la linea, realizzata per collegare Trieste e il suo porto al cuore dell’Impero, a causa della crisi finanziaria che colpì allora lo stato austriaco, venne quasi subito privatizzata in favore di una società a capo delle banche Rothschild, Talabot e Bastogi, con l’adozione di un nuovo ed oneroso sistema tariffario, di notevole ostacolo al trasporto delle merci.

Il governo di Vienna decide così, ai primi del ‘900, la costruzione di una nuova linea ferroviaria: la Transalpina, Wocheiner in tedesco e Bohinjska Proga in sloveno, per rilanciare lo sviluppo mercantile di Trieste la quale, dopo l’inaugurazione della tratta nel 1906, era già il terzo porto del Mediterraneo. Nella previsione di adibire Gorizia a retroterra per le merci dallo scalo triestino, la nuova stazione ferroviaria venne realizzata a nord della città, su terreni di scarso pregio agricolo e ad una certa distanza dal centro cittadino, nella verosimile ipotesi di favorire un secondo raddoppio urbano, come già era avvenuto con la Meridionale e la creazione del Corso.

Contemporaneamente fu deciso il potenziamento delle infrastrutture cittadine. Si costruiscono scuole (via Cappuccini, via Leopardi, Magistrali, ecc.), grandi alberghi (Südbahn Hotel in piazza Battisti, Posta in via Garibaldi, l’ex Provincia), un nuovo Palazzo comunale (Corso, angolo via Crispi), la Camera di Commercio, il Seminario minore (via Alviano), il Trgovski dom, la Banca d’Austria (poi d’Italia) e, tra l’altro, il nuovo Tribunale con carcere annesso, come prevedevano allora gli asburgici protocolli organizzativi.

Alla costruzione del palazzo venne chiamato Joseph Wujtechowsky, polacco e ingegnere governativo, che tra il 1899 e il 1902 realizza sul sedime della demolita vecchia Dogana questa “opera pubblica promossa dal Ministero di Giustizia viennese e costruita secondo un disegno standardizzato e ripetuto, a seconda dei bisogni, in minore o maggiore proporzione in altre capitali provinciali della scomparsa monarchia austriaca. E’ una mole anodina ed eclettica che rispecchia l’edilizia burocratica dell’ex monarchia degli Asburgo” (Carlo Luigi Bozzi, “Gorizia e la Provincia Isontina”, 1965).

Wuitechowsky, descritto quale “artista geniale”, che fu poi autore anche della Galleria Francesco Giuseppe della quale rimane la facciata in via Morelli a lato della Camera di Commercio, appassionato di scultura, modellò egli stesso gli stucchi che ornano i due fronti del palazzo, curando in ogni minimo particolare finiture ed arredamenti, ma soprattutto l’angolo urbano, risolto nella cupola in rame delle tradizioni monumentali mitteleuropee di allora, al di sotto della quale campeggiava l’emblema della Principesca Contea di Gorizia, sostituito nel primo dopoguerra dalla croce dei Savoia, eliminata questa poi nel secondo dopoguerra.

Tutte queste strutture furono utili per la città. Molte lo sono senz’altro oggi. Ma il raddoppio urbano sperato non si verificò. Con la prima guerra mondiale la Transalpina venne smembrata tra diversi stati, mentre il porto di Trieste entrò in quella stasi d’immobilità che ancora prosegue, ponendo fermo limite allo sviluppo sia di Trieste, quanto di Gorizia…

Diego Kuzmin

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